Bansky colpisce ancora. La sua opera sull’inquinamento ammutolisce e aiuta riflettere

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Lo street-artist più famoso al mondo nonché uno degli artisti più valutati ancora in vita, colpisce ancora. Bansky è tornato con una delle sue opere. Come sempre l’anonimato del posto scelto e lo stile sono graffianti e incantevoli.

Il tema scelto dall’artista è l’inquinamento. Lo stile come sempre è fottutamente perfetto in quanto con poche scelte, pochi elementi, ha raccontato un universo di parole, talmente tante da lasciare chi ascolta con gli occhi senza più una parola in bocca.

Ha scelto un muro qualsiasi, impreziosendo quelle mattonelle manco fossero state trasferite su una piramide in Egitto. Nella zona di Port Talbot, Regno Unito, dichiarata per l’appunto tra le più inquinate del paese.

Sul muro, che crea un angolo ha raffigurato prima un bambino pervaso dall’emozione di mangiare la tanto attesa e fresca neve, nell’altro angolo ha raffigurato un cassonetto con l’immondizia che sta andando a fuoco. A collegare le due figure c’è una nuvola di cenere che diventa neve. Ora, ditemi voi, uno che riesce a raffigurare qualcosa con dei simboli e allo stesso tempo riesce a parlare in modo così attuale e chiaro di un argomento cos’è? Un artista.

Tutto questo mi ha fatto pensare che:

Ogni cosa lanciata in aria torna giù. È colpa della gravità e della natura stessa. Se non si considera questo nel misurarci con l’ambiente, si perde di vista la logica della tolleranza nella convivenza. Si scende nell’abisso della distruzione del pianeta dopo essere stati lanciati in aria col dono della vita.