Genova è una città fantastica, dove le idee e gli ideali vivono non solo sui libri ma anche nel cuore di molti cittadini. La notizia è celebre da ormai qualche giorno:

il parroco della chiesa di San Torpete, don. Paolo Farinella, chiude la Chiesa la notte e il giorno di Natale, in segno di protesta contro Salvini e il suo decreto sicurezza che di fatto rappresenta l’esatto contrario del Natale.

All’infuori dell’argomento immigrati che è già chiaro senza troppe parole, sono davvero felice che la città che mi ha ospitato quasi 10 anni abbia persone con un’anima simile, capaci di prendere una posizione senza paura. Persone che rimangono umane di fronte a processi che stanno facendo di questa società la macchina omologata più grande mai costruita.

Molte persone hanno risposto storcendo il naso di fronte alla decisione di don. Paolo Farinella, ricorrendo alle solite accuse rivolte alla Chiesa senza avere molto altro da argomentare.

Ogni volta che si nomina la parola Chiesa si associa quella di pedofilia, il bello è che a fare di tutta l’erba un fascio sono quelle persone che poi odiano essere chiamate ladri solo perché abitano a Napoli, mafiosi perché del sud, ridicoli poiché Italiani e così via. 

È bello che qualcuno sia ancora innamorato e creda profondamente al senso delle cose, senza accettare compromessi sempre più grandi che portano a cambiare radicalmente i concetti.

Il Natale è come l’amore, da piccoli lo si vede in un modo, crescendo si accettano sempre più compromessi e tutto cambia, arrivando a credere che il Natale sia solo feste e regali e l’amore sia solo sesso e tradimenti. Rispettare il senso delle parole e delle cose aiuta ad essere più consapevoli e felici.

E adesso ecco un estratto delle parole di don. Paolo Farinella, parole che una volta lette non hanno bisogno di molte aggiunte, sono già perfette così:

Natale non è più Natale cristiano: non più «memoria» della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie, «merci in vendita» nel pagano «spirito natalizio», sequestrato dal mercato neocapitalistico. I cattolici non credono affatto che Natale sia la coscienza della «prossimità di Dio» per costruire una nuova umanità universale. Essi si accontentano colpevolmente della favoletta innocua del presepe che, traoche, animali, mestieri, pupazzi e meccanismi d’ingegneria idraulica, fa del «mistero fondamentale della fede cristiana», l’Incarnazione del Lògos-Verbum-Parola, uno strumento di alienazione a beneficio di bambini e adultiinfantili che, pur battezzati, solo in quell’occasione entrano in una chiesa. Turisti del religioso flocloristico.

Il clima buonista domina il tempo natalizio, tra babbi-natale, buoi, asini, befane e zampogne, tanto che i giornali (Il Secolo XIX di sabato 1-12-2019), parlano di «spirito del Natale» riferendosi alle prospettive di commercio e di vendita. Il «mistero di Dio che viene» è ridotto a religione civile e pagana, occasione di circostanza da cui Dio è escluso ed espulso. Le luminarie stradali indicano i «negozi» come capanne di Betlemme con gli angeli adoranti la merce esposta in vendita, segnata da una stella lampeggiante.

I cristiani sono complici del degrado di Natale, perché la memoria della nascita di Gesù non c’entra nullacon questo Natale, trasformato in saga paesana di abbuffate tra regali e presepi, mentre accanto «i poveri Cristi» muoiono di fame e freddo in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall’Italia, che fomenta le guerre conl’immondo commercio delle armi, da cui ricava illeciti guadagni. Il cibo si butta via, mentre sulle stesse strade«Gesù, il migrante dei migranti» muore di fame e di freddo al canto di «Tu scendi dalle stelle al freddo e al gelo».

Nel 2018 non si può celebrare il Natale, anche per «obiezione di coscienza» al Decreto Legge N. 113/2018, spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della Democrazia e del Diritto. Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire «i Migranti», proprio alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nàzaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del Neghev.

Tutto questo avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto. Papa Francesco li chiamarli «cristiani da pasticceria». In questo anno 2018, se Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico, perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra «vecchia» dal 1948.

Inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello Stato e del Diritto, i cattolici sono complici di lesa umanità e di «deicidio» perché ogni volta che si fa un torto sul piano del Diritto alla persona del povero, lo si fa a direttamente a Gesù nella carne viva dei migranti. Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle l’Uomo nel Figlio di Dio? A pochi giorni del varo di questa legge col voto positivo del Sg. Di Maio che si fa fotografare mentre bacia il sangue di San Gennaro (povero lui!), come è possibile aprire le chiese e baloccarsi con ninne- nanne, Tu scendi dalle stelle, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso, come l’«Uomo dei Dolori» d’Isaia profeta? (Is 53).

Il decreto «Salvini» è incostituzionale, e «prima gl’Italiani» è un obbrobrio giuridico che fa straccio di secoli di conquiste di civiltà giuridica. Mentre aspettiamo la sentenza della suprema Corte che non arriverà prima di due anni, il Diritto langue, la Democrazia è ferita, la Costituzione sbranata e… i cristiani… non si vergognano di assistere ed essere conniventi di questo scempio ad ogni «uomo che viene in questo mondo.

Non ci resta che assumere l’unico gesto di dignità rimasto: la nostra coscienza opposta come bastione di obiezione totale con atto pubblico, radicale, dirompente e inequivoco: la chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa perché per un Natale senza Cristo, un Natale senza Dio, perché Natale senza Uomo.

Possa la chiesa, chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza che Natale sia «Dio-con-noi- Im-ma-nù-el». Le celebrazioni riprenderanno con l’Epifania (6/01), la «manifestazione del Signore ai popoli del mondo», festa di universalità senza confini, compiuta da «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9). Non celebrate la mia nascita – dice Gesù – perché Io-Sono da sempre; celebrate piuttosto la vostra ri-nascita di creature nuove: convertitevi e tornate al Vangelo (Mc 1,15).

Fonte

Grazie don.Paolo

Viva chi crede nel senso e non nel consenso