Donne decomposte nell’arte Giapponese. Cosa significano e perché questi macabri disegni?

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Nell’arte storica Giapponese si possono trovare delle rappresentazioni che a prima vista possono sembrare macabre e senza senso. Questi disegni rappresentano gli stati di decomposizione del corpo di una donna. Ma qual’è il senso e perchè sono stati realizzati?

Una donna Giapponese sul punto di morte, rappresentata con un viso stanco e pallido ed una pergamena in mano

Secondo il Buddismo la morte è la più grande lezione della vita in quanto trasmette il valore dell’umanità e del tempo che finisce, accendendo riflessioni su quanto molte opere compiute in vita muoiano assieme al corpo che le ha volute. La morte è una lezione di umiltà utile a vivere la vita.

Il cadavere giace osservato già da delle persone che lo accudiscono prima della cerimonia funebre

Per questo motivo ci sono alcune correnti di pensiero che trattano la morte in modo completamente differente dal nostro. Pensate che in alcuni casi, i cadaveri vengono lasciati all’aria aperta (in posti come cime di montagne o comunque posti isolati e abitati da animali selvatici) per fare in modo che la natura si nutra di essi e il concetto di ciclo della vita sia realizzato e rappresentato nel migliore dei modi. Se un credo sostiene che tutto fa parte del tutt’uno, non c’è miglior modo di dimostrarlo restituendo un corpo alla terra e a tutta la vita che può sostenere.

Il cadavere viene lasciato all’aperto con un perizoma e steso su una stuoia. Adesso appartiene di nuovo alla natura.

La contemplazione della morte è quindi per i Buddisti un modo efficace per meditare sulla vita e su quanto sia futile il nutrire solo il proprio corpo, fatto di desideri e vizi, invece che nutrire anche il nostro spirito, fatto di pensieri e coscienza.

Ma a cosa servivano le illustrazioni di corpi di donna in putrefazione?

Questi disegni furono realizzati in Giappone con una motivazione precisa: scoraggiare i monaci Buddisti dal desiderare una donna. La motivazione, anche se è già chiara, non era poi così superficiale come potrebbe sembrare. La sessualità per il Buddismo è uno dei nemici più alti da combattere non per ciò che porta, ma per ciò che rappresenta. I quadri quindi non erano solo destinati ai monaci per destarli dal desiderare una donna, erano la rappresentazione della futilità del desiderio quando viene indirizzato verso qualcosa che scompare nel tempo, come il corpo umano appunto.

Gli animali si cibano delle carni, adesso ciò che prima era morte diventa vita per gli altri

Contemplare come il nostro corpo non sia altro che un contenitore aiuta a capire che se si vuole raggiungere l’illuminazione e percorrere una strada fatta di sana meditazione e conquistata consapevolezza, bisogna tagliare dalla propria mente tutti i desideri futili, sesso compreso.

Anche se può sembrare un modo cruento e macabro, osservare la morte significa nello stesso momento osservare la vita nella sua ultima espressione. Può creare fastidio, far schifo o addirittura provocare rabbia, eppure, la vita è come un film, se ti perdi il finale come fai a capirla?

Tutto finisce e di noi rimane un cumulo di ossa prima…
e “solo” un ricordo poi