“Frate Satana”: Il francescano che uccise 52 bambini per poi dirigere un campo di concentramento

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Se tutte le persone che indossano una divisa, una tunica o un saio, fossero ciecamente affidabili e saldamente motivati solo per l’abito che portano, a questo mondo avremmo scoperto la formula breve per costruire un mondo migliore. Gli abiti vengono usati in due modi molto eloquenti: puoi indossarli o levarteli, proprio come il senso che rappresentano. Per questo puoi sceglierli.

Durante la seconda guerra mondiale i crimini commessi sono stati talmente tanti che ad oggi possiamo permetterci di studiarli a scuola, guardare documentari a casa e avere coscienza che non si finisce mai di imparare dove la cattiveria dell’uomo sia arrivata. Per antonomasia si dipingono i tedeschi come gli unici cattivi dell’epoca, di fatto erano cattivi ma non erano gli unici. Come ogni volta, quando un cattivo prende il potere e lo sfoggia, da vita a una catena di aspiranti a tale potere capaci di crimini peggiori utili a dare una dimostrazione di servilismo che poi, si spera, si trasforma in ricompensa economica e spartizione di poteri.

Durante la seconda guerra mondiale, nei territori dell’attuale Croazia si formò un’organizzazione chiamata Ustascia. La missione degli appartenenti a Ustascia era semplice: combattere il “Regno di Jugoslavia” e tutti coloro che ne facevano, anche indirettamente, parte. La soluzione per attuare la loro missione era tanto semplice quanto crudele: la morte senza sconti. Si scelse di usare la forza per combattere i serbi che si opponevano al loro potere.

Gli Ustascia erano vicinissimi alla Germania di Hitler e all’Italia di Mussolini, alleati che credevano forti e affidabili e da cui si ispiravano nei modi. Si definivano croati ma ai tempi altro non erano che un satellite delle potenze dell’asse.

Un collaboratore prezioso del movimento degli Ustascia fu Miroslav Filipović, un frate francescano che si rivelò nel tempo una specie di diavolo vero e proprio, per la sua crudeltà e cattiveria infatti venne soprannominato “frate satana“. Organizzò una squadra di persone con cui mettersi al servizio degli Ustascia nella conquista del territorio.

Durante la guerra Miroslav si diresse presso una scuola elementare, una volta dentro, assieme ai suoi uomini, decise di uccidere tutti quelli che trovava solo perché serbi e jugoslavi. Si occupò personalmente di sgozzare ben 52 bambini facendoli disporre di fronte a lui e poi uccidendoli uno ad uno. Una crudeltà assurda. Tutto questo fu raccontato da due maestre sopravvissute miracolosamente alla strage.

Quando la chiesa seppe dei crimini di questo frate, lo sospese per qualche anno per poi espellerlo dall’ordine dei francescani. La cosa strana è che non decise di scomunicarlo. E questo dice tutto.

Una volta fuori dall’ordine dei francescani Miroslav venne rinchiuso nel campo di concentramento di Jasenovac dove col tempo si fece notare per le sue idee e per la sua violenza dai capi del campo, così iniziò una vera e propria carriera all’interno del campo di concentramento, carriera che si concluse nel migliore dei modi, entrando nell’elite del potere di Jasenovac.

Il giorno della sua condanna a morte, al processo ammise tutti i suoi omicidi, partendo dai bambini e arrivando ai prigionieri del campo. Ammise di averne uccisi più di 100 tra donne e bambini, tutti per mano sua, mentre dalle persone che eseguivano i suoi ordini, ne furono uccisi migliaia. Venne condannato all’impiccagione e lui, in linea con le sue convinzioni, scelse di indossare il saio da frate prima di essere impiccato.

Un’altro personaggio simile fu il frate Peta Brzica che passò alla storia come il coniatore del termine “Srbosiek“. Cosa significa? Tagliaserbo. Ebbene si, Peta era un giovane francescano che con il suo coltello ricurvo attaccato al polso, in gara con Jasenovac, uccise 1360 prigionieri in una sola notte. Folli vestiti da santi.

Quando vuoi fare del bene non hai bisogno di una divisa da indossare, quando invece vuoi dimostrare di farlo si. La dimostrazione di qualcosa che dovrebbe essere chiaro già di suo è un segnale preoccupante. Chi vuol convincere delle proprie buone intenzioni è il primo a credere che le sue “intenzioni” non siano convincenti, così invece di lavorare sullo spirito, si cuce un vestito addosso su misura. È più facile convincere gli occhi del cervello.