Il museo sommerso nell’oceano tributo agli emigranti, ecco il Museo Atlantico

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Chi pensa che il problema degli emigranti sia un male moderno, è un felice ignorante. Condividi il Tweet

L’uomo dalla sua nascita deve spostarsi, cambiare, portarsi oltre i luoghi che per varie cause risultano invivibili. Che sia una guerra o una catastrofe climatica, la terra appartiene a tutti ed è un diritto di tutti muoversi per come si crede all’interno di casa propria.

Ogni pensiero di diffidenza, o peggio ancora odio, dovrebbe soffocare nella consapevolezza che la tanto sicura casa in cui viviamo, potrebbe trasformarsi in breve in un’inferno da cui allontanarsi in tutta fretta, lasciando tutto alle spalle, contando i passi con l’augurio che la distanza funga da muro tra le nuove speranze e la vita passata.

Jason DeCaires Taylor è un artista che ha realizzato in passato delle installazioni sottomarine già a largo delle Bahamas, questa volta la location scelta per il Museo Atlantico è il suolo marino a largo dell’isola di Lanzarote a 15 metri di profondità.

Sono davvero suggestive e toccanti le figure realizzate da Jason. Immaginate l’ambientazione buia e notturna, palcoscenico di quell’opera silenziosa e indubbiamente umida, al cospetto di pesci e di ogni cosa che non ha bisogno di respirare.

Le vite spezzate in mare sono un dramma alla pari con tutto ciò che in questo mondo accade ed il tributo di Jason allunga la memoria di queste vittime e il racconto di quei momenti vissuti da persone come me e te, che sono morte in un’inferno d’acqua mentre cercavano solo un altro suolo da calpestare.

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Ogni volta che sentite l’impulso di aprire bocca nella volontà di spingervi a esprimere la vostra in merito all’argomento emigranti, ricordate che per parità con coloro di cui parlate, dovreste provare a farlo immersi nelle gelide acque del mare, dopo strazianti giorni di navigazione e maltrattamenti, affogati a morte dall’acqua anche se già uccisi nella dignità dai trafficanti di emigranti.