Nestlè sostituisce confezioni di plastica KitKat con carta riciclabile e istruzioni per fare origami

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È stata accusata da GreenPace di aver creato un mostro della plastica. Nestlè, come maggior produttore mondiale di snack, produce ogni anno circa 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica.

Ma il vero mostro, in tema di inquinamento della plastica, è chi la produce o chi non si preoccupa di riciclarla?

In fondo è facile prendersela con il produttore, mettendo completamente da parte le potenzialità e le volontà concrete del consumatore. Il classico ragionamento dunque dove la colpa cade sempre sul più ricco e più grande, poiché un suo gesto cambierebbe il mondo, come se poi alla fine li producessero e li mangiassero tra loro.

Sembra che per riparare questa pittoresca figura di mostro con la quale è stata additata, Nestlè abbia deciso di sperimentare in Giappone una nuova confezione per il prodotto più desiderato di tutti da quelle parti: i KitKat. Non è detto che sia così, ma un’iniziativa del genere subito dopo esser stati accusati funge, almeno all’apparenza, da idea “paraculo” per salvare il salvabile.

L’iniziativa non è comunque niente male in quanto da la possibilità all’azienda e ai consumatori di cambiare davvero su questo tema. Per promuovere l’idea e “obbligare” l’azienda a convertire tutte le confezioni dalla plastica alla carta, basterebbe pilotare i consumi, scegliendo sempre i prodotti più etici, come quelli con una confezione più sostenibile ad esempio.

Il nuovo packaging della Nestlè include al suo interno le istruzioni per trasformare l’incarto in un origamo, il più classico della tradizione giapponese per la precisione, il cigno.

Per salvare il mondo dall’inquinamento serve che le grandi aziende siano stimolate a produrre prodotti più etici. L’unico modo per farlo non è continuare a comprare prodotti nemici dell’ambiente e condividere buone iniziative, bensì essere quelle iniziative. Il mondo non lo ha ridotto così una sola persona, ecco perché si riparerà solo se siamo tutti uniti, specialmente nell’etica degli acquisti


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