Allarme pacemaker. Dagli Usa l’avvertimento: gli hacker possono manometterli e “uccidere” i portatori

Una notizia che è passata in secondo piano in quanto per ora è solo un avvertimento e non ci sono casi registrati perché l’allarme cresca.

Il Dipartimento di Sicurezza interna degli USA ha comunicato nel marzo del 2019 una criticità riguardante i pacemaker e la loro sicurezza.

Senza scendere troppo nei dettagli e nei modelli vulnerabili, il dipartimento ha ammesso che un hacker (anche non troppo esperto) avrebbe attualmente le capacità di penetrare nel chip di un pacemaker e rubare dati sensibili oltre che cambiare le impostazioni dello stesso dispositivo.

Un esempio di Pacemaker

Come detto all’inizio, fino ad oggi non si sono registrati casi di omicidio avvenuti attraverso la manomissione del chip del pacemaker. Se sono avvenuti, non sono stati scoperti e registrati, in fondo, a pensarci bene, quando una persona con il cuore malato e curato da un pacemaker muore d’infarto la cosa potrebbe sembrare quasi ovvia, addossando la perdita a un malfunzionamento del cuore o del suo alleato, il pacemaker.

Chi si farebbe due domande e verificherebbe che non si tratti di una manomissione? Quanto costerebbe analizzare il chip e verificare che non ci siano stati cambi di programma?

Domande lecite in una società sempre più avanzata tecnologicamente, dove per deprimerti basta isolarti dalla tecnologia quotidiana a lungo e per ucciderti basta cambiare le impostazioni di un pacemaker.

La ricostruzione digitale rappresentante un esempio del funzionamento di un pacemaker
Chissà, in un futuro non troppo prossimo salveremo le persone non più con la respirazione bocca a bocca ma con le 3 domande di sicurezza per il recupero della password. Condividi il Tweet

Fonte: Focus