Se hai dei farmaci efficaci oggi lo devi alla ricerca fatta ieri. Se conosciamo l’anatomia del corpo umano alla perfezione, lo dobbiamo ad anni di ricerca scientifica. Ma per studiare il corpo umano, ci vuole un corpo vero, altrimenti i risultati ottenuti potrebbero essere discutibili.

La ricerca scientifica sui corpi dei cadaveri è necessaria quanto la tela per un pittore, poiché ne rappresenta la materia prima. Vi immaginate di imparare a dipingere esercitandovi senza colori e pennelli ma solo con la fantasia?

Nel medioevo, quando il valore della vita non era poi una priorità, si riuscivano ad ottenere facilmente dei copri sulla quale studiare. Criminali, prigionieri, persone scomparse, contadini sconosciuti a tutti, erano queste le persone perfette per “donare” un corpo alla scienza. Poi il medioevo passò e la domanda dei copri sulla quale studiare aumentò con una tendenza inversa alla disponibilità dei corpi.

Ecco che i cimiteri, di conseguenza, diventano una specie di banca a cielo aperto. Bastava scavare, aprire una bara qualsiasi e rubare il corpo da rivendere poi al mercato nero dove verrà poi sezionato o reso irriconoscibile. I cimiteri vennero così dotati di guardiani notturni affinché ci fosse qualcuno che vegli sui morti e li difenda dai vivi.

L’uomo però non ha paura di un altro uomo, così i guardiani non bastavano più. Fu cosi che nel 15° secolo vennero inventate delle soluzioni alternative e più efficaci. Un certo sig.Clementshaw creò una pistola da nascondere vicino alla tomba. A questa pistola erano attaccati degli anelli uniti ad un cavo che andava a finire nella terra o era fissato alla pietra tombale. Quando qualcosa si muoveva la pistola sparava con tutta la sua potenza di fuoco, disintegrando e procurandosi un nuovo ospite per il cimitero.

Questa soluzione si mostrò molto efficace in quanto, coscienti dell’antifurto, molti ladri desistevano dall’idea di rubare un corpo. Non passò troppo tempo però prima che una soluzione abiti il cervello dei ladri. I guardiani dell’epoca notavano come alcune pistole venissero disarmate quasi magicamente, come se qualcuno sapesse dove erano nascoste le trappole per l’innesco. Ci volle poco a capire che non c’era nulla di magico, ma di furbo.

I ladri infatti usavano mandare al cimitero delle donne vestite a lutto che proprio nelle ore del tramonto, quando i guardiani del cimitero montavano le trappole con le pistole, osservavano dove mettessero le trappole per poi comunicarlo ai loro complici. Ecco che il buio della notte ed il silenzio aiutava a compiere il furto.

Per superare anche questo problema e sperare che chi rubava una tomba si beccasse tanto piombo in faccia, i guardiani dei cimiteri usavano far uscire tutte le persone prima di cominciare a montare le trappole. Semplicemente.

Tra il 1860 ed 1890, i furti nei cimiteri diventarono un problema davvero grosso in America e si sa che da quelle parti gli piace fare le cose in grande. Le pistole furono sostituite da un metodo molto più cruento, talmente tanto da distruggere il corpo del cadavere assieme a quello del suo ladro. L’obbiettivo quindi non era più preservare il corpo dei propri cari bensì la dignità di non esser rubato dal primo che capita.

Piuttosto che rubato, meglio stritolato.

Devono aver pensato una roba del genere quando hanno inventato la “bomba” per la tomba. Un dispositivo attaccato all’estremità della bara studiato per esplodere senza perdono all’apertura della stessa. Era posizionato all’interno della bara, così non fosse visibile in nessun modo. Se azionato, distruggeva tutto senza sconti. Un giornale dell’epoca si dice testimoniasse la morte di tre ladri nello stesso tentativo di furto. Tutti ritrovati pieni di piombo e misti alle carni del cadavere. Una morte davvero orribile.

I furti nei cimiteri continuano ancora oggi, anche se in numero decisamente più basso. Non si usa più seppellire i morti con oro o metalli e oggetti preziosi. Per evitare inconvenienti a volte si estraggono anche eventuali denti in oro. I furti diminuiscono ma ricordate sempre che la cosa più preziosa che ha un cadavere è il proprio corpo, primo e assoluto testimone di una vita, in grado di raccontare qualcosa che se resta al buio e tra quattro tavole nessuno ascolterà mai.

Viva la scienza e chi l’alimenta anche quando non può più godere dei risultati.

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